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Storia della fotografia vercellese

Castellani Federico (1848-1889) e Castellani Luigi (...-1880).

Sono stati i pionieri della fotografia vercellese. Nel 1873 realizzarono le "vedute di Vercelli"; una serie di lastre, formato 30x40, raffiguranti piazze e monumenti vercellesi.
Le lastre sono conservate presso l'archivio del Museo Leone di Vercelli e la Biblioteca Civica.

Il laboratorio dei Castellani era situato in palazzo Pasta, in via Duomo.

Boeri.

L'Istituto di Belle Arti di Vercelli conserva 46 lastre raffiguranti gli affreschi, che il pittore Gaudenzio Ferrari realizzò nella chiesa di San Cristoforo.

Giuseppe (1830-1915) e Carlo Costa (1826-1897).

Erano fratelli: Giuseppe Costa era fotografo, mentre Carlo era prevalentemente pittore.
Condividevano lo studio in corso Garibaldi.

Pietro Masoero (Alessandria 1863, Vercelli? 1934)

Iniziò l'attività di fotografo ad Alessandria, ma si trasferì a Vercelli nel 1880 per continuare l'attività dei Castellani.

Pietro Masoero si sposò con Luigia Rossetti, che all'epoca aveva 17 anni ed era la figlia dei proprietari del ristorante Vecchia Brenta, luogo di ritrovo degli intellettuali vercellesi di fine Ottocento.

Masoero era un ritrattista. Il suo studio di Vercelli, che si trovava sull'angolo di piazza Paietta (all'epoca si chiamava piazza Carlo Alberto) e largo d'Azzo era composto da diversi ambienti.
Due stanze erano riservate alle due segretarie/assistenti, inoltre c'erano la sala sviluppo e la sala d'aspetto; la sala posa, illuminata da ampie vetrate, dava su di un curato giardino utilizzato come ambientazione per i ritratti in esterni.
Oltre ai vari sfondi dipinti a mano dalle sue assistenti, Masoero aveva a disposizione un cavallo in legno di dimensioni reali sul quale faceva posare i militari di stanza a Vercelli.
Masoero era un uomo di grande cultura, nel 1892 partecipò all'esposizione internazionale di Parigi dove presentò una relazione, illustrata con immagini, sulla Scuola Pittorica Vercellese (Gaudenzio Ferrari, Bernardino Lanino, Giovenone, ecc.)