Fino alla metà degli anni '90, il riso italiano ha beneficiato del sostegno comunitario. Venuti meno gli aiuti della Comunità Europea, gli agricoltori si sono trovati a dover competere con produttori asiatici e americani esportatori di un prodotto di qualità inferiore rispetto al riso italiano, ma venduto a prezzi più bassi di quelli a cui i risicoltori vercellesi possono offrire il loro prodotto.
Nasce così l'esigenza di effettuare un upgrading complessivo del riso italiano: predisporre le condizioni affinché il consumatore sia in grado di riconoscerne la qualità più elevata.
Solo in questo modo sarà disposto a pagare un sovrapprezzo per acquistare un prodotto superiore rispetto a quello proveniente dall'estero.
La funzione primaria del riso è quella di fornire "nutrimento".
Il valore nutritivo del riso dipende dalla varietà (Baldo, Carnaroli, Lido…), dalle caratteristiche dell'ambiente in cui è stato prodotto e dalle modalità con cui sono stati svolti i processi di lavorazione.
Selezione delle varietà che offrono un migliore apporto nutritivo, caratteristiche del terreno di produzione e fasi di lavorazione svolte con cura sono le variabili , che possono distinguere il riso italiano e in particolare quello vercellese, dal riso prodotto in altre parti del mondo.
Accanto alla funzione primaria si possono registrare altre funzioni attribuibili al riso: capacità di resistere alla cottura, possibilità di sposarsi con diversi condimenti…
Sono tutte caratteristiche, che dipendono ancora una volta dalla varietà, dall'ambiente in cui viene coltivato e dalla lavorazione del prodotto e consentono di rispondere alle differenti preferenze del consumatore.
Per evitare di competere sul prezzo e quindi di rischiare di dover vendere sotto costo, le imprese vercellesi, che operano nel settore risicolo, devono impegnarsi a presentare il riso non più come una commodity dalle caratteristiche indifferenziate, bensì come un prodotto distinguibile per proprietà nutrizionali, organolettiche, fisiche e di provenienza.