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Fra Dolcino

Sconvolse la vita di interi paesi nei primi anni del 1300. Capo di una setta religiosa, Fra Dolcino si stabilý nei pressi di Gattinara e successivamente di Campertogno.

Caricatura di Fra Dolcino realizzata da Michele TrecateFra Dolcino nacque con ogni probabilitÓ a Trontano, vicino a Domodossola, anche se qualcuno (Baggiolini) ritiene, che provenisse da Prato Sesia.

Fra Dolcino si uný in giovane etÓ ad una setta, autodefinitasi "Ordine Apostolico": predicavano povertÓ e penitenza; camminavano scalzi e indossavano vestiti di grossa lana bianca.
Da allora inizi˛ a farsi chiamare Fra Dolcino.

La setta dei Fraticelli era guidata da Gheraldo Segarelli da Parma. Egli riteneva che il clero dell'epoca fosse deturpato dai vizi e corrotto dai beni materiali e spos˛ quindi la bandiera della riforma.
Gli cost˛ la vita: fu arso vivo, in quanto eretico, a Parma, il 18 luglio 1300.

Alla morte del Segarelli, Fra Dolcino prese il comando della setta. Inizi˛ a viaggiare con i suoi seguaci: prima in Dalmazia, successivamente si trasferý in Tirolo, ma non ottenedo il successo sperato ritorn˛ in Piemonte. Nel 1305 la setta si stabilý a Gattinara.

Fra Dolcino inizi˛ a predicare, criticando aspramente la Chiesa, in particolare accusandola di aver accumulato eccessive ricchezze.
Egli sosteneva la comunza dei beni ed il matrimonio dei sacerdoti.

Non si fece attendere la reazione dell'Inquisizione, che cerc˛ di far sollevare le popolazioni contro Fra Dolcino. Visto il clima ostile la setta, con l'aiuto di alcuni abitanti di Serravalle (i quali ne pagarono successivamente le conseguenze), si trasferý presso Campertogno, sul monte chiamato "La Parete Calva".
Fra Dolcino cre˛ una piccola fortezza, dalle quale i suoi seguaci scendevano a valle per procurarsi il cibo, saccheggiando i paesi della zona. Fu quello il primo di una serie di gravi errori: la setta si inimic˛ irrimediabilmente gli abitanti dei paesi circostanti.

I campertognesi cercarono il dialogo, ma a causa dell'inesperienza di un giovane mediatore, che fu ucciso sulla strada del ritorno e della diffidenza di Fra Dolcino, le trattative fallirono peggiorando la giÓ difficile situazione.

Gli abitanti di Campertogno chiesero dei rinforzi per proteggersi dalle scorrerie dei membri della setta, in modo da impedire a Fra Dolcino di procurarsi il cibo.
I "Frati" non ebbero altra scelta che andarsene.

Il 10 marzo 1306 si diressero verso il biellese. Giunti a Trivero, saccheggiarono la chiesa, si procurarono del cibo e si rifugiarono sulla cima di un monte.

Il saccheggio della chiesa di Trivero scaten˛ la reazione del vescovo di Vercelli, Rainero, che in breve tempo allestý un piccolo esercito, per assediare i "Frati" della setta di Dolcino.

Ci furono molti scontri, in cui persero la vita molti uomini, fino alla battaglia del 23 marzo 1307 in cui perirono sul campo pi¨ di mille "Frati". Dolcino fu catturato.

Il processo per eresia si concluse con la scelta di non affidare Fra Dolcino agli esecutori dell'Inquisizione, in modo che la sentenza non apparisse come una vendetta della Chiesa per punire i torti subiti.

Fra Dolcino fu quindi giudicato dalla giustizia ordinaria.

Condannato a morte, il primo giugno 1307, venne arso vivo a Vercelli sulla riva del fiume Sesia, che con ogni probabilitÓ scorreva dove ora c'Ú la sede del Tribunale di Vercelli.

Fra Dolcino Ŕ famoso anche per essere stato citato da Dante Alighieri nel canto XXVIII dell'Inferno della Divina Commedia