Personaggi storici nati o vissuti in provincia di Vercelli:
Personaggi storici che sono transitati o hanno sostato per qualche giorno nella zona di Vercelli:
Fra Dolcino nacque con ogni probabilità a Trontano,
vicino a Domodossola, anche se qualcuno (Baggiolini) ritiene, che provenisse da Prato Sesia.
Fra Dolcino si unì in giovane età ad una setta, autodefinitasi "Ordine Apostolico":
predicavano povertà e penitenza; camminavano scalzi e indossavano vestiti di grossa lana bianca.
Da allora iniziò a farsi chiamare Fra Dolcino.
La setta dei Fraticelli era guidata da Gheraldo Segarelli da Parma.
Egli riteneva che il clero dell'epoca fosse deturpato dai vizi e corrotto dai beni materiali e sposò quindi la bandiera della riforma.
Gli costò la vita: fu arso vivo, in quanto eretico, a Parma, il 18 luglio 1300.
Alla morte del Segarelli, Fra Dolcino prese il comando della setta. Iniziò a viaggiare con i suoi seguaci: prima in Dalmazia, successivamente si trasferì in Tirolo, ma non ottenedo il successo sperato ritornò in Piemonte. Nel 1305 la setta si stabilì a Gattinara.
Fra Dolcino iniziò a predicare, criticando aspramente la Chiesa, in particolare accusandola di aver accumulato eccessive ricchezze.
Egli sosteneva la comunza dei beni ed il matrimonio dei sacerdoti.
Non si fece attendere la reazione dell'Inquisizione, che cercò di far sollevare le popolazioni contro Fra Dolcino.
Visto il clima ostile la setta, con l'aiuto di alcuni abitanti di Serravalle (i quali ne pagarono successivamente le conseguenze),
si trasferì presso Campertogno, sul monte chiamato "La Parete Calva".
Fra Dolcino creò una piccola fortezza, dalle quale i suoi seguaci scendevano a valle per procurarsi il cibo,
saccheggiando i paesi della zona. Fu quello il primo di una serie di gravi errori: la setta si inimicò irrimediabilmente gli abitanti dei paesi circostanti.
I campertognesi cercarono il dialogo, ma a causa dell'inesperienza di un giovane mediatore, che fu ucciso sulla strada del ritorno e della diffidenza di Fra Dolcino, le trattative fallirono peggiorando la già difficile situazione.
Gli abitanti di Campertogno chiesero dei rinforzi per proteggersi dalle scorrerie dei membri della setta, in modo da impedire a Fra Dolcino di procurarsi il cibo.
I "Frati" non ebbero altra scelta che andarsene.
Il 10 marzo 1306 si diressero verso il biellese. Giunti a Trivero, saccheggiarono la chiesa, si procurarono del cibo e si rifugiarono sulla cima di un monte.
Il saccheggio della chiesa di Trivero scatenò la reazione del vescovo di Vercelli, Rainero, che in breve tempo allestì un piccolo esercito, per assediare i "Frati" della setta di Dolcino.
Ci furono molti scontri, in cui persero la vita molti uomini, fino alla battaglia del 23 marzo 1307 in cui perirono sul campo più di mille "Frati". Dolcino fu catturato.
Il processo per eresia si concluse con la scelta di non affidare Fra Dolcino agli esecutori dell'Inquisizione, in modo che la sentenza non apparisse come una vendetta della Chiesa per punire i torti subiti.
Fra Dolcino fu quindi giudicato dalla giustizia ordinaria.
Condannato a morte, il primo giugno 1307, venne arso vivo a Vercelli sulla riva del fiume Sesia, che con ogni probabilità scorreva dove ora c'é la sede del Tribunale di Vercelli.
Fra Dolcino è famoso anche per essere stato citato da Dante Alighieri nel canto XXVIII dell'Inferno della Divina Commedia
Libri di approfondimento
Eresia dolciniana e resistenza montanara di Corrado Mornese
Il libro nero dell'inquisizione. La ricostruzione dei grandi processi di Natale Benazzi, Matteo D'Amico